Previsioni sul cambio EUR/USD: calo fino a circa 1,1200; la media mobile a 100 giorni al di sotto del livello di riferimento mantiene un outlook ribassista
- Il cambio EUR/USD si indebolisce fino a sfiorare quota 1,1210 nella prima parte della sessione europea di venerdì.
- Giovedì, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato francesi e i Bund tedeschi ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 15 anni.
- Prevale un outlook negativo per la coppia, che si trova al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni.
- La prima resistenza al rialzo si trova a 1,1235; il primo livello di supporto da monitorare è a 1,1185.
La coppia EUR/USD viene scambiata in territorio negativo intorno a 1,1210 durante le prime ore di negoziazione europee di venerdì. I timori sulla capacità della Francia di far fronte al proprio enorme debito pubblico hanno penalizzato i titoli di Stato francesi ed esercitato una certa pressione di vendita sull’euro (EUR) rispetto al dollaro statunitense (USD).
Il rendimento del titolo di Stato francese a 10 anni di riferimento è salito di 6,5 punti base al 5,06%, dopo aver toccato brevemente il 5,1415%, il livello più alto dal luglio 2002. Nel frattempo, lo spread rispetto ai Bund tedeschi si è ampliato a 177,7 punti base, il divario più ampio dal novembre 2011 durante la crisi del debito dell’eurozona, evidenziando le crescenti preoccupazioni degli investitori sulle prospettive fiscali della Francia.
Il governo francese ha annunciato un significativo potenziamento delle operazioni di sicurezza in vista delle ulteriori proteste previste per sabato, con il dispiegamento di truppe a fianco di ulteriori forze di polizia.
«Lo stallo politico e la rabbia dell’opinione pubblica per l’alto costo della vita stanno rendendo praticamente impossibile risanare le finanze pubbliche in vista delle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno», ha affermato Elias Haddad, stratega senior dei mercati presso Brown Brothers Harriman & Co.
La Banca centrale europea (BCE) dovrebbe mantenere il tasso di riferimento al 2,5% la prossima settimana, anche se, secondo Reuters, un aumento è praticamente scontato prima della fine dell’anno.
Secondo Rabobank la BCE dovrebbe fermarsi a ottobre prima di un ultimo rialzo a dicembre.
Gli analisti di Rabobank sostengono che «il ciclo di inasprimento della BCE potrebbe non essere terminato; tuttavia il prossimo aumento dei tassi probabilmente non avverrà questo mese», con la banca centrale che dovrebbe «mantenere invariata la politica monetaria, lasciando il tasso sui depositi al 2,50%». Gli analisti sottolineano che «i rischi di inflazione sono ancora orientati al rialzo, ma non sono aumentati in modo significativo». Aggiungono che «le condizioni finanziarie più restrittive amplificano in qualche misura gli aumenti dei tassi della BCE», riducendo la necessità di ulteriori interventi immediati.
Rabobank ritiene che «finora la BCE abbia gestito bene i rischi di inflazione e di crescita legati allo shock energetico. Ha inasprito la politica monetaria in modo proattivo, ma graduale». A loro avviso, «la persistenza dei rischi di inflazione implica che la BCE mantenga questa traiettoria; riteniamo che il prossimo (e ultimo) passo seguirà a dicembre».
Per ora la banca non ravvisa «alcun motivo convincente per accelerare il ritmo dei rialzi». Sottolinea che «non vi sono ancora prove che l’inflazione stia diventando più generalizzata e radicata», anche se «alcuni responsabili politici sosterranno che la BCE non può attendere prove evidenti di effetti di secondo ordine, poiché dovrebbe intervenire con maggiore forza una volta che tali dinamiche si saranno innescate».
In questo contesto, Rabobank conclude che «gli sviluppi sui mercati finanziari consentono e richiedono al contempo alla BCE di prendersi un po’ più di tempo per valutare le prossime mosse». La banca «non ritiene che il recente inasprimento delle condizioni finanziarie sia sufficientemente forte da impedire un altro rialzo dei tassi», ma avverte che «il prezzo di mercato di altri tre rialzi sembra ancora aggressivo – non da ultimo perché effetti base favorevoli dovrebbero attenuare l’inflazione energetica all’inizio del 2027».
Warsh segnala l’impennata degli investimenti e i rischi legati all’IA, ma mantiene il percorso della Fed dipendente dai dati
Il discorso del presidente della Fed Warsh ottiene un punteggio di 5,6/10 sull’FXS Speechtracker, leggermente al di sotto della media storica di 6,1/10, segnalando un messaggio di impatto leggermente inferiore ma comunque ampiamente coerente rispetto alla linea di base consolidata. L’ammissione di essere stato «eccessivamente segnato» dalla crisi finanziaria globale sottolinea un orientamento cauto, anche se Warsh evidenzia la crescita strutturale e un’impennata degli investimenti guidata da «buone politiche». Egli sottolinea al contempo che le prossime riunioni di ottobre e dicembre «cristallizzeranno» le decisioni su produzione, occupazione e inflazione senza pre-impegnarsi sul percorso di politica monetaria. L’attenzione di Warsh sull’intelligenza artificiale come forza dal lato della domanda con effetti incerti sull’occupazione nel breve termine e come strumento per rafforzare i dati e la politica monetaria aggiunge un tono lungimirante e consapevole dei rischi che tempera l’ottimismo riguardo al boom degli investimenti.
L’indice FXS Fed Sentiment è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti a un livello di 127,51; ciò mantiene l’orientamento complessivo saldamente in territorio restrittivo nonostante il punteggio leggermente più basso dell’FXS Speechtracker. Il valore costante e elevato dell’indice suggerisce che i mercati continuino a interpretare l’enfasi posta da Warsh sulla stabilità dei prezzi, sulla crescita strutturale e sull’impennata degli investimenti come coerente con un orientamento verso una politica più restrittiva, anche se la Fed sta valutando i rischi di coda legati all’intelligenza artificiale e alla stabilità finanziaria.
Analisi tecnica: l’EUR/USD mantiene una prospettiva negativa al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni
Nel grafico giornaliero l’EUR/USD mantiene un orientamento ribassista nel breve termine. Il prezzo spot rimane al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni; rimane anche al di sotto della banda media di Bollinger. Il prezzo si mantiene nella metà inferiore dell’involucro di Bollinger. L’Indice di Forza Relativa (14) si attesta intorno a 38, al di sotto della linea neutra di 50, segnale di persistente pressione al ribasso piuttosto che di un’immediata ripresa.
Sul lato rialzista, il primo livello di resistenza si colloca sulla banda centrale di Bollinger, vicino a 1,1235; un superamento di tale soglia incontrerebbe una resistenza più forte presso la banda superiore, intorno a 1,13445. Eventuali acquisti sostenuti al di sopra di questo livello potrebbero innescare un rialzo verso la media mobile semplice a 100 giorni, a 1,1451, rafforzando una più ampia zona di offerta più in alto.
Sul lato ribassista, il minimo del 19 ottobre a 1,1185 funge da livello di supporto iniziale per la coppia; sotto tale soglia si incontrerebbe il limite inferiore della banda di Bollinger a 1,1125. Una chiara rottura al di sotto di quest’area aprirebbe la strada al minimo del 12 maggio 2025 a 1,0951.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Per saperne di più.)
Domande frequenti sull’euro
Che cos’è l’euro?
L’euro è la valuta dei 20 paesi dell’Unione Europea che fanno parte dell’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni in valuta estera, con un volume medio giornaliero di oltre 2.200 miliardi di dollari al giorno. La coppia EUR/USD è la più negoziata al mondo, rappresentando circa il 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).
Che cos’è la BCE e in che modo influisce sull’euro?
La Banca centrale europea (BCE) con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è quello di mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione o stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati – o l’aspettativa di tassi più alti – di solito favoriscono l’euro e viceversa. Le decisioni di politica monetaria sono adottate dal Consiglio direttivo della BCE nel corso di otto riunioni all’anno. Il Consiglio è composto dai governatori delle Banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE Christine Lagarde.
In che modo i dati sull’inflazione influenzano il valore dell’euro?
I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurati dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), costituiscono un importante indicatore econometrico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, specialmente se supera l’obiettivo del 2% fissato dalla BCE, questa è obbligata ad aumentare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre valute favoriscono solitamente l’euro, poiché rendono la regione più attraente come destinazione in cui gli investitori globali possono investire il proprio denaro.
In che modo i dati economici influenzano il valore dell’euro?
I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono influire sull’euro. Indicatori quali il PIL, i PMI del settore manifatturiero e dei servizi, l’occupazione e le indagini sul clima di fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento della moneta unica. Un’economia forte è positiva per l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri; può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, il che rafforzerà direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, l’euro rischia di indebolirsi. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area dell’euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.
In che modo la bilancia commerciale influisce sull’euro?
Un altro dato significativo per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un paese guadagna dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un paese produce beni di esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà semplicemente grazie alla domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti stranieri che cercano di acquistare tali beni. Pertanto, una bilancia commerciale netta positiva rafforza una valuta e viceversa in caso di saldo negativo.