Oro in rialzo mentre il calo del WTI indebolisce il dollaro statunitense
- Oro in rialzo dai 4.254 dollari mentre il petrolio scende di oltre il 3%.
- L’indebolimento del dollaro offre sollievo, nonostante i rendimenti dei Treasury a 10 anni siano superiori al 5%.
- Le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed rimangono elevate, con l’aumento delle previsioni di inflazione.
Il prezzo dell’oro (XAU/USD) ha mantenuto la stabilità venerdì dopo due sedute di ribasso. I rendimenti dei Treasury decennali restano superiori al 5%. I timori di inflazione sono in crescita e sostengono la probabilità di un ulteriore inasprimento da parte della Federal Reserve (Fed) e delle altre principali banche centrali. La coppia XAU/USD viene scambiata a 4.280 dollari dopo aver toccato un minimo a 4.254 dollari.
L’XAU/USD si stabilizza grazie al calo del greggio, che compensa i rendimenti dei Treasury ostinatamente elevati.
Il metallo giallo ha recuperato leggermente terreno mentre i prezzi del petrolio sono scesi leggermente sulla scia dei progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran; la CBS ha riferito che le trattative sono entrate in una fase tecnica dettagliata e fonti a Teheran hanno descritto l’atmosfera come positiva. Tuttavia, un alto funzionario iraniano ha confermato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso e che le condizioni per i colloqui sul nucleare tra le due parti non sono state soddisfatte.
Nonostante ciò, il West Texas Intermediate (WTI) arretra di oltre il 3%, a 91,00 dollari al barile. Nello stesso frangente l’indice del dollaro statunitense (DXY), che misura l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere di sei valute, mostra un calo dello 0,22%, a 101,02.
Venerdì il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni è sceso di quasi 2 punti base, attestandosi al 5,192%, nonostante gli operatori abbiano rafforzato le scommesse sul fatto che la Federal Reserve continuerà a inasprire la politica monetaria.
Sul fronte dei dati, il calendario economico statunitense ha evidenziato che gli ordini di beni durevoli (core) ad agosto hanno superato le stime; i dati di luglio sono stati rivisti al rialzo, indicando una spesa aziendale robusta.
Recentemente l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan per settembre è sceso al minimo degli ultimi quattro mesi, attestandosi a 48,1 rispetto al 51,7 di agosto. Le crescenti preoccupazioni inflazionistiche hanno continuato a erodere il potere d’acquisto delle famiglie. Di conseguenza gli americani hanno rivisto al rialzo le aspettative di inflazione a un anno dal 4% al 4,6% e, per un periodo compreso tra i cinque e i dieci anni, da 3,3% a 3,4%.
Questa settimana le dichiarazioni della Fed hanno spinto al ribasso l’oro e aumentato la probabilità di un rialzo dei tassi nella riunione di ottobre. Secondo Prime Terminal la probabilità è del 64%, mentre per la riunione di dicembre si attesta quasi al 93%.
Analisi tecnica XAU/USD: l’oro recupera ma resta sotto 4.300 dollari
L’andamento dei prezzi indica che la tendenza dell’oro rimane orientata al ribasso, nonostante mostri segni di ripresa. La coppia XAU/USD viene scambiata in modo contenuto all’interno di un pattern a “cuneo rialzista”. L’incapacità di superare in modo deciso le medie mobili a 100 e 50 giorni, situate approssimativamente tra i 4.304 e i 4.312 dollari, limita il recupero del metallo giallo al di sopra dei 4.300 dollari.
Il momentum conferma la prospettiva ribassista dell’oro, con l’Indice di Forza Relativa (RSI) che rimane al di sotto della soglia neutra di 50.
Per una continuazione del trend ribassista, la coppia XAU/USD deve rompere al ribasso il fondo del “cuneo rialzista”, intorno ai 4.200–4.210 dollari. Ciò invaliderebbe il pattern e aprirebbe la strada per testare il minimo del 3 agosto a 4.019 dollari, con la soglia dei 4.000 dollari in vista.
Al rialzo, la prima resistenza per l’oro si colloca a 4.300 $, in prossimità dell’area di convergenza delle medie mobili semplici (SMA); seguono 4.350 $ e, successivamente, il livello chiave a 4.400 $.

Domande frequenti sull’oro
Perché si investe nell’oro?
L’oro ha svolto un ruolo fondamentale nella storia dell’umanità, essendo stato ampiamente utilizzato come riserva di valore e mezzo di scambio. Attualmente, oltre che per la sua lucentezza e per l’impiego in gioielleria, questo metallo prezioso è ampiamente considerato un bene rifugio, ovvero un buon investimento in periodi di turbolenza. L’oro è inoltre largamente visto come una copertura contro l’inflazione e il deprezzamento delle valute, poiché non dipende da alcun emittente o governo specifico.
Chi acquista più oro?
Le banche centrali sono i maggiori detentori di oro. Nel tentativo di sostenere le proprie valute in periodi di turbolenza, le banche centrali tendono a diversificare le proprie riserve e ad acquistare oro per rafforzare la percezione di solidità dell’economia e della valuta. Riserve aurifere consistenti sono considerate un segno di solvibilità per un Paese. Secondo i dati del World Gold Council, nel 2022 le banche centrali hanno aggiunto alle proprie riserve 1.136 tonnellate d’oro, per un valore di circa 70 miliardi di dollari. Si tratta del volume di acquisti annuali più elevato mai registrato. Le banche centrali delle economie emergenti, quali Cina, India e Turchia, stanno aumentando rapidamente le proprie riserve auree.
In che modo l’oro è correlato agli altri asset?
L’oro presenta una correlazione inversa con il dollaro statunitense e con i titoli del Tesoro USA, entrambi importanti attività di riserva e beni rifugio. Quando il dollaro si deprezza, l’oro tende a salire, consentendo agli investitori e alle banche centrali di diversificare il proprio patrimonio in periodi di turbolenza. L’oro è inoltre inversamente correlato agli asset di rischio. Un rialzo del mercato azionario tende a indebolire il prezzo dell’oro, mentre le ondate di vendite nei mercati più rischiosi tendono a favorire il metallo prezioso.
Da cosa dipende il prezzo dell’oro?
Il prezzo può variare a causa di un’ampia gamma di fattori. L’instabilità geopolitica o i timori di una profonda recessione possono far salire rapidamente il prezzo dell’oro grazie al suo status di bene rifugio. Essendo un bene privo di rendimento, l’oro tende a salire quando i tassi di interesse sono bassi; un costo del denaro più elevato, invece, di solito pesa sul metallo giallo. Tuttavia, la maggior parte delle oscillazioni dipende dall’andamento del dollaro statunitense (USD), poiché il prezzo del bene è espresso in dollari (XAU/USD). Un dollaro forte tende a contenere il prezzo dell’oro, mentre un dollaro più debole può spingere al rialzo le quotazioni del metallo.