NZD/USD: quotazione oltre 0,5600, ma il bias tecnico resta ribassista
- NZD/USD si rafforza fino a sfiorare quota 0,5605 nella prima parte della sessione europea di giovedì.
- Gli operatori scontano una probabilità del 29,3% di un rialzo dei tassi da parte della Fed questo mese.
- Il tono rimane negativo sotto la media mobile semplice (SMA) a 100 giorni; l’RSI segnala un momentum ribassista.
La coppia NZD/USD viene scambiata in territorio positivo intorno a 0,5605 durante le prime ore di negoziazione europee di giovedì, sostenuta da un dollaro statunitense (USD) più debole e da un forte calo dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) e i dati sulle vendite al dettaglio statunitensi di settembre saranno al centro dell’attenzione nel corso della giornata di giovedì.
Gli operatori valutano la probabilità di un aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve (Fed) statunitense questo mese, sulla scia di un rapporto sull’inflazione in forte aumento. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense ha registrato un balzo dello 0,6% su base mensile a settembre, portando il tasso su base annua al 3,7%, secondo i dati diffusi mercoledì dal Bureau of Labor Statistics. Gli economisti si aspettavano aumenti dello 0,6% e del 3,6%.
L’IPC core, che esclude i costi volatili di alimentari ed energia, è aumentato dello 0,3% su base mensile e del 2,6% su base annua, rispetto alle stime rispettivamente dello 0,2% e del 2,5%.
Secondo il CME FedWatch Tool, i mercati stanno ora scontando una probabilità di quasi il 29,3% di un aumento dei tassi alla fine di questo mese, rispetto al 22% registrato prima della pubblicazione dei dati sull’IPC.
La presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, ha affermato che la banca centrale statunitense probabilmente dovrà aumentare ulteriormente i tassi di interesse a breve termine; ha tuttavia segnalato che non è necessario un rialzo nella riunione del 27-28 ottobre. Nel frattempo, la vicepresidente della Fed per la supervisione, Michelle Bowman, ha dichiarato che c’è tempo per attendere e valutare la situazione prima di intraprendere ulteriori azioni.
Daly sottolinea la necessità di un percorso graduale sui tassi, poiché i rischi di inflazione rimangono elevati.
Il punteggio FXS Speechtracker di 6,8/10, superiore alla media storica di 6,1/10, segnala un tono leggermente più restrittivo nonostante un orientamento di politica monetaria cauto. L’enfasi di Daly sul fatto che l’IPC complessivo, trainato dal prezzo della benzina, sia in aumento mentre l’inflazione di fondo rimane «ostinata», unita all’osservazione secondo cui ulteriori aumenti dei tassi sono «probabili» ma la tempistica è ancora in fase di valutazione, segnala una propensione verso un ulteriore inasprimento, anche se la Fed evita di prendere decisioni affrettate. L’attenzione ai rischi elevati di inflazione; a un mercato del lavoro stabile; e all’importanza di una comunicazione chiara e responsabile suggerisce che la Fed sia a proprio agio nel mantenere un orientamento restrittivo, osservando al contempo l’evoluzione degli shock e delle reazioni del mercato.
L’indice FXS Fed Sentiment è sceso di 0,84 punti a 128,17, segnalando un lieve arretramento della percezione di un orientamento restrittivo. Con l’indice ancora ben al di sopra del livello neutro di 100, la Fed rimane saldamente in territorio restrittivo nonostante il marginale allentamento, in linea con il messaggio di Daly di un probabile ulteriore inasprimento, ma in modo misurato e deliberato, come rilevato dall’FXS Speechtracker.
Analisi tecnica: la coppia NZD/USD mantiene una prospettiva ribassista nel breve termine
Sul grafico giornaliero la coppia NZD/USD resta al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 20 giorni delle bande di Bollinger; si mantiene anche ben al di sotto della media mobile a 100 giorni, conservando un orientamento ribassista nel breve termine nonostante un modesto rimbalzo dai recenti minimi. Il prezzo è inoltre limitato al di sotto della banda superiore di Bollinger; l’Indice di Forza Relativa (14) vicino a 36 suggerisce un affievolimento dello slancio al ribasso, ma non ancora una ripresa decisiva.
Sul lato ribassista il supporto immediato coincide con il limite inferiore della banda di Bollinger, intorno a 0,5550, dove i venditori potrebbero esitare a spingere ulteriormente al ribasso. Una rottura decisiva al di sotto di tale livello potrebbe esporre il minimo dell’8 aprile 2025 a 0,5520, seguito dal livello psicologico di 0,5500.
Al rialzo, il primo livello di resistenza transita sulla banda media SMA di Bollinger a 0,5640, in direzione del limite superiore della banda di Bollinger vicino a 0,5725. Un movimento sostenuto al di sopra di tale livello potrebbe aprire la strada a un rialzo verso la media mobile a 100 giorni a 0,5785, che funge da barriera più forte nel medio termine e che dovrebbe essere riconquistata per attenuare il tono ribassista generale.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Per saperne di più.)
Domande frequenti sul dollaro neozelandese
Quali sono i fattori chiave che influenzano il dollaro neozelandese?
Il dollaro neozelandese (NZD), noto anche come «Kiwi», è una valuta ampiamente scambiata dagli investitori. Il suo valore dipende in larga misura dallo stato di salute dell’economia neozelandese e dalla politica della banca centrale del Paese. Esistono tuttavia alcune peculiarità che possono influenzarne l’andamento. L’andamento dell’economia cinese tende a influenzare il Kiwi, poiché la Cina è il principale partner commerciale della Nuova Zelanda. Notizie negative sull’economia cinese si traducono probabilmente in una riduzione delle esportazioni neozelandesi verso quel Paese; ciò ha ripercussioni negative sull’economia e, di conseguenza, sulla valuta. Un altro fattore che influenza l’NZD è rappresentato dai prezzi dei prodotti lattiero-caseari, poiché l’industria lattiero-casearia costituisce la principale voce di esportazione della Nuova Zelanda. Prezzi elevati dei prodotti lattiero-caseari aumentano i proventi delle esportazioni; ciò contribuisce positivamente all’economia e, di conseguenza, all’NZD.
In che modo le decisioni della RBNZ influenzano il dollaro neozelandese?
La Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) mira a raggiungere e mantenere un tasso di inflazione compreso tra l’1% e il 3% nel medio termine, con l’obiettivo di mantenerlo vicino al punto medio del 2%. A tal fine, la banca fissa un livello adeguato dei tassi di interesse. Quando l’inflazione è troppo elevata, la RBNZ aumenta i tassi di interesse per raffreddare l’economia; questa mossa fa anche aumentare i rendimenti obbligazionari, rendendo più attraente per gli investitori investire nel Paese e rafforzando così il NZD. Al contrario, tassi di interesse più bassi tendono a indebolire il NZD. Anche il differenziale di tasso, ossia il rapporto tra i tassi in vigore o attesi in Nuova Zelanda e quelli fissati dalla Federal Reserve statunitense, può svolgere un ruolo chiave nell’andamento della coppia NZD/USD.
In che modo i dati economici influenzano il valore del dollaro neozelandese?
La pubblicazione dei dati macroeconomici in Nuova Zelanda è fondamentale per valutare lo stato dell’economia e può influire sulla quotazione del dollaro neozelandese (NZD). Un’economia forte, caratterizzata da elevata crescita economica; basso tasso di disoccupazione; elevato livello di fiducia, è positiva per il NZD. Un’elevata crescita economica attira gli investimenti esteri e può incoraggiare la Banca Centrale della Nuova Zelanda ad aumentare i tassi di interesse, qualora tale forza economica fosse accompagnata da un’inflazione elevata. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che il NZD si deprezzi.
In che modo il sentiment di rischio generale influisce sul dollaro neozelandese?
Il dollaro neozelandese (NZD) tende a rafforzarsi nei periodi di propensione al rischio, quando gli investitori ritengono che i rischi di mercato siano contenuti e si mostrano ottimisti sulla crescita. Tale contesto favorisce le materie prime e le cosiddette «valute legate alle materie prime», come il kiwi. Al contrario, l’NZD tende a indebolirsi nei periodi di turbolenza dei mercati o di incertezza economica, poiché gli investitori vendono gli asset a più alto rischio per rifugiarsi in beni rifugio più stabili.