Previsioni sul prezzo del WTI: i 93,00 $ restano nel mirino; i rialzisti mantengono il controllo sopra il supporto della media mobile a 200 periodi (200-SMA) sul grafico a quattro ore.
- Il WTI ha ripreso slancio al rialzo, pur rimanendo confinato all’interno di un intervallo di oscillazione che si protrae da diversi giorni.
- Gli operatori preferiscono attendere ulteriori sviluppi della crisi in Medio Oriente.
- Il quadro tecnico rialzista suggerisce che la direzione di minor resistenza sia al rialzo.
Il West Texas Intermediate (WTI), il prezzo di riferimento del greggio statunitense, ha attirato nuovi acquirenti sulla scia delle oscillazioni positive di prezzo in entrambe le direzioni registrate il giorno precedente e ha guadagnato terreno fino a sfiorare i 93,00 dollari durante la sessione asiatica di martedì. La materia prima, tuttavia, rimane confinata all’interno di un intervallo di prezzo che si protrae da diversi giorni, mentre gli operatori attendono ulteriori sviluppi relativi alla crisi in Medio Oriente in un contesto di segnali contrastanti.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto una proposta di pace dell’Iran volta a risolvere il conflitto militare e a riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz, a condizione che fossero soddisfatte le sue richieste. Inoltre, Trump ha smentito una notizia diffusa dal sito di informazione Axios secondo cui avrebbe offerto all’Iran l’alleviamento delle sanzioni e lo sblocco dei fondi congelati in cambio di misure concrete da parte iraniana riguardo al programma nucleare. Ciò mantiene in essere il premio di rischio geopolitico e continua a fungere da vento favorevole per i prezzi del greggio.
Trump ha tuttavia confermato che lunedì i negoziatori statunitensi e iraniani si sono scambiati messaggi e prevede la ripresa dei colloqui nel corso della settimana. L’Arabia Saudita ha inoltre ripreso le esportazioni di petrolio attraverso l’oleodotto Est-Ovest dopo aver riparato i danni causati dagli attacchi con droni degli Houthi, riducendo i timori sull’offerta. Il prevalente sentiment rialzista che circonda il dollaro statunitense (USD) potrebbe comunque limitare la crescita delle materie prime denominate in USD, compresi i prezzi del petrolio greggio.
Da un punto di vista tecnico, la tendenza a breve termine è rialzista, poiché il petrolio si mantiene al di sopra della media mobile semplice (SMA) a 200 periodi sul grafico a 4 ore e ha riconquistato il ritracciamento di Fibonacci al 38,2%. Inoltre, gli indicatori di momentum sono in linea con questo tono positivo. L’Indice di Forza Relativa (14) oscilla appena sopra quota 50; la Convergenza/Divergenza della Media Mobile (MACD) mostra un valore leggermente positivo, suggerendo una costante pressione al rialzo.
Nel frattempo, la resistenza più immediata si trova al ritracciamento di Fibonacci del 23,6% vicino a 95,31 $, prima del massimo ciclico intorno a 102,04 $, dove una rottura aprirebbe la strada a una fase rialzista più estesa. Sul lato ribassista, il primo supporto si colloca al ritracciamento del 38,2% a 91,15 $; a seguire la media mobile semplice (SMA) a 200 periodi sul grafico a 4 ore a 89,69 $ e il livello di supporto di Fibonacci più denso intorno al ritracciamento del 50,0% a 87,79 $.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Per saperne di più.)
Grafico WTI a 4 ore
Domande frequenti sul petrolio WTI
Che cos’è il petrolio WTI?
Il petrolio WTI è una qualità di greggio scambiata sui mercati internazionali. L’acronimo WTI sta per West Texas Intermediate, una delle tre principali qualità di greggio insieme al Brent e al Dubai Crude. Il WTI è definito “leggero” e “dolce” per la sua densità relativamente bassa e per il basso tenore di zolfo. È considerato un petrolio di alta qualità, facilmente raffinabile. Proviene dagli Stati Uniti e viene distribuito attraverso l’hub di Cushing, considerato “il crocevia mondiale degli oleodotti”. È un punto di riferimento per il mercato petrolifero e il prezzo del WTI viene spesso citato dai media.
Quali fattori determinano il prezzo del petrolio WTI?
Come per tutti gli asset, domanda e offerta sono i fattori chiave che determinano il prezzo del petrolio WTI. Pertanto, una crescita globale può determinare un aumento della domanda; al contrario, una crescita globale debole può determinare una diminuzione della domanda. L’instabilità politica, le guerre e le sanzioni possono interrompere l’offerta e influire sui prezzi. Le decisioni dell’OPEC, gruppo dei principali paesi produttori di petrolio, rappresentano un altro fattore chiave. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio viene scambiato prevalentemente in dollari statunitensi; pertanto, un dollaro più debole può rendere il petrolio più accessibile e viceversa.
In che modo i dati sulle scorte influenzano il prezzo del petrolio WTI
I rapporti settimanali sulle scorte pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Administration (EIA) influenzano il prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le fluttuazioni di domanda e offerta. Un calo delle scorte indica un aumento della domanda e sostiene il prezzo; scorte più elevate segnalano un incremento dell’offerta e lo deprimono. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì; quello dell’EIA segue il giorno successivo. I risultati sono generalmente allineati, con scarti inferiori all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, in quanto l’agenzia è governativa.
In che modo l’OPEC influenza il prezzo del petrolio WTI?
L’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono collettivamente le quote di produzione per i paesi membri in occasione di riunioni semestrali. Le loro decisioni spesso incidono sui prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può restringere l’offerta, facendo salire i prezzi del petrolio. Quando l’OPEC aumenta la produzione, si ha l’effetto opposto. Con il termine OPEC+ si intende un gruppo allargato che include dieci paesi non membri dell’OPEC, tra cui spicca la Russia.