Il petrolio WTI scende leggermente sotto i 91,00 dollari sulla scia delle notizie relative a un aumento dei flussi dal Golfo
- Venerdì il petrolio WTI è sceso sotto i 91,00 dollari; sul grafico settimanale il movimento è risultato negativo.
- Le notizie secondo cui le esportazioni di petrolio dai paesi del Golfo sono aumentate a settembre hanno alleviato i timori relativi alle interruzioni dell’approvvigionamento.
- La notizia dell’invio di ulteriori truppe statunitensi in Medio Oriente limita al contempo il recupero delle quotazioni.
Venerdì i prezzi del greggio hanno registrato un moderato calo, poiché le notizie relative all’aumento delle esportazioni dai paesi del Golfo hanno controbilanciato i timori legati allo stallo dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran. Al momento della stesura di questo articolo, il barile di petrolio West Texas Intermediate (WTI), benchmark statunitense, viene scambiato a pochi centesimi al di sotto dei 91,00 dollari, in calo rispetto al massimo di giovedì a 92,64 dollari, ed è passato in territorio negativo sul grafico settimanale.
Un rapporto di JP Morgan ha confermato giovedì che i flussi di petrolio dai paesi del Medio Oriente hanno raggiunto una media di 17,7 barili al giorno a settembre, pari a circa il 98% dei livelli prebellici, mentre le esportazioni di carburante hanno raggiunto una media di 3 milioni di barili al giorno, ovvero il 58% dell’offerta prebellica.
Ha inoltre contribuito ad allentare la pressione sui prezzi la notizia secondo cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esortato Francia e Germania a rilasciare “immediatamente” le scorte di gasolio, pena il divieto delle esportazioni statunitensi.
L’inversione di tendenza del greggio rimane tuttavia limitata; le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono in aumento. Il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi, ha riferito giovedì che il Pentagono sta inviando nella regione una terza portaerei con circa 10.000 soldati; un chiaro segnale che le ostilità potrebbero riprendere presto.
Nel frattempo il Maritime Trade Operations del Regno Unito, struttura della Royal Navy che monitora il traffico marittimo globale, ha riferito che giovedì una petroliera è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta mentre attraversava lo Stretto di Hormuz. L’incidente ricorda che questo corridoio marittimo fondamentale è tutt’altro che sicuro e limita ulteriori cali delle quotazioni.
Domande frequenti sul petrolio WTI
Che cos’è il petrolio WTI?
Il petrolio WTI è una qualità di greggio scambiata sui mercati internazionali. L’acronimo WTI sta per West Texas Intermediate, una delle tre principali qualità di greggio insieme al Brent e al Dubai Crude. Il WTI è definito “leggero” e “dolce” per la sua densità relativamente bassa e per il basso tenore di zolfo. È considerato un petrolio di alta qualità, facilmente raffinabile. Proviene dagli Stati Uniti e viene distribuito attraverso l’hub di Cushing, considerato “il crocevia mondiale degli oleodotti”. È un punto di riferimento per il mercato petrolifero e il prezzo del WTI viene spesso citato dai media.
Quali fattori determinano il prezzo del petrolio WTI?
Come per tutti gli asset, domanda e offerta sono i fattori chiave che determinano il prezzo del petrolio WTI. Pertanto, la crescita globale può favorire un aumento della domanda; al contrario, una crescita globale debole può determinarne una diminuzione. L’instabilità politica, le guerre e le sanzioni possono interrompere l’offerta e influire sui prezzi. Le decisioni dell’OPEC, gruppo dei principali paesi produttori di petrolio, rappresentano un altro fattore chiave che determina il prezzo. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio viene scambiato prevalentemente in dollari statunitensi; pertanto, un dollaro più debole può rendere il petrolio più accessibile e viceversa.
In che modo i dati sulle scorte influenzano il prezzo del petrolio WTI
I rapporti settimanali sulle scorte pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Administration (EIA) influenzano il prezzo del WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le fluttuazioni di domanda e offerta. Un calo delle scorte indica un aumento della domanda e sostiene il prezzo; scorte più elevate segnalano un incremento dell’offerta e lo deprimono. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì; quello dell’EIA segue il giorno successivo. I risultati sono generalmente allineati, con una differenza inferiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, poiché si tratta di un’agenzia governativa.
In che modo l’OPEC influenza il prezzo del petrolio WTI?
L’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono collettivamente le quote di produzione per i paesi membri in occasione di riunioni semestrali. Le loro decisioni spesso influenzano i prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può restringere l’offerta, facendo salire i prezzi del petrolio. Quando l’OPEC aumenta la produzione, si ha l’effetto opposto. Con il termine OPEC+ si indica un gruppo allargato che include dieci paesi non membri dell’OPEC, tra cui spicca la Russia.
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