Forex oggi: dati NFP statunitensi sotto i riflettori
Giovedì il dollaro statunitense (USD) ha registrato un ulteriore rialzo, attestandosi a livelli che non si vedevano dall’inizio di aprile 2025. La performance è sostenuta dal netto miglioramento del clima di fiducia nei confronti del dollaro; dall’incertezza geopolitica; dalle rinnovate preoccupazioni sull’economia francese.
Ecco cosa c’è da sapere venerdì 2 ottobre:
L’indice del dollaro statunitense (DXY) ha proseguito il rialzo, superando la soglia chiave di 102,00 e raggiungendo i massimi degli ultimi 18 mesi. Gli investitori si preparano alla pubblicazione di dati cruciali prevista per la fine della settimana. I dati sull’occupazione (NFP) saranno al centro dell’attenzione, insieme al tasso di disoccupazione e agli ordini alle fabbriche. È inoltre previsto l’intervento di Logan della Fed.
La coppia EUR/USD ha accentuato la debolezza in atto, scendendo fino ai minimi intorno a 1,1200 e toccando nuovi minimi da 17 mesi. La pubblicazione del dato preliminare sul tasso di inflazione nell’area dell’euro chiuderà il calendario economico interno. Sono inoltre previsti gli interventi di Cipollone e Vujčić della BCE.
GBP/USD ha vanificato il tentativo rialzista della seduta precedente, scendendo sotto quota 1,3200 e toccando nuovi minimi di quattro mesi. Il calendario del Regno Unito prevede soltanto il Decision Maker Panel (DMP) della BoE.
USD/JPY non è riuscito a mantenere il superamento della soglia di 158,00, scivolando successivamente verso i minimi di 157,00, pur conservando i guadagni della giornata. L’attenzione sarà concentrata sul tasso di disoccupazione; sull’IPC di Tokyo; sui dati sulla base monetaria.
Non si è registrata tregua per la profonda correzione dell’AUD/USD, che ha toccato nuovi minimi di tre mesi vicino alla soglia di 0,6900. Il prossimo appuntamento in Australia sarà la pubblicazione del PMI definitivo dei servizi di S&P Global il 5 ottobre.
I futures sul WTI con scadenza più vicina hanno ampliato il rialzo di mercoledì e hanno sfiorato la soglia dei 93,00 dollari al barile; sono riemerse le preoccupazioni sull’offerta a seguito della decisione della Cina di sospendere le esportazioni di prodotti petroliferi.
L’oro ha mostrato elevata volatilità, oscillando al di sotto della soglia dei 4.200 dollari per oncia troy, mentre gli operatori valutano il possibile percorso dei tassi della Fed alla luce dei recenti dati sull’inflazione inferiori alle attese.
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