Forex oggi: le dichiarazioni dei funzionari della Fed sono al centro dell’attenzione insieme ai dati settimanali ADP
Il dollaro statunitense (USD) ha aperto la settimana in rialzo, recuperando rapidamente dai due cali giornalieri consecutivi e puntando nuovamente verso la fascia alta del recente range di oscillazione. A sostenere la valuta sono le persistenti aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed; a questo si aggiunge il riacutizzarsi delle tensioni geopolitiche.
Ecco cosa c’è da sapere martedì 22 settembre:
L’indice del dollaro statunitense (DXY) si è mantenuto al di sopra della soglia psicologica di 100,00, poiché gli investitori hanno continuato a scontare un ulteriore inasprimento monetario da parte della Fed. È atteso il dato settimanale ADP sull’occupazione, seguito dai discorsi di Williams, Jefferson e Barkin della Fed.
La coppia EUR/USD è sotto nuova pressione al ribasso; ha interrotto due rialzi giornalieri consecutivi e si mantiene al di sotto della soglia di 1,1500. È previsto l’intervento di Buch della BCE in vista della pubblicazione dell’indice preliminare di fiducia dei consumatori.
GBP/USD ha seguito l’andamento delle altre valute legate al rischio, iniziando la settimana in tono ribassista e tornando a oscillare nella fascia 1,3370-1,3360. Sono attesi i dati sull’indebitamento netto del settore pubblico e l’indice CBI degli ordini industriali.
USD/JPY ha consolidato i guadagni precedenti e ha proseguito l’ascesa oltre la soglia dei 157,00, sulla scia della ripresa del trend rialzista del dollaro. Il prossimo appuntamento nel “Paese del Sol Levante” sarà la pubblicazione dei PMI preliminari di S&P Global il 24 settembre.
AUD/USD ha esteso il rialzo recente, tornando brevemente in area 0,7140 per poi ritracciare verso 0,7120, in un contesto di guadagni marginali e di dollaro più forte. Il prossimo dato in uscita in Australia sarà l’indice PMI preliminare di S&P Global il 23 settembre.
I futures sul WTI con scadenza più vicina hanno registrato un ulteriore calo, sfiorando i minimi delle ultime tre settimane in prossimità della soglia dei 91,00 dollari al barile, sempre sulla scia del riemergere delle speranze di una soluzione diplomatica alla crisi tra Stati Uniti e Iran.
L’oro ha registrato perdite significative, interrompendo una serie positiva durata due giorni e incontrando una forte resistenza intorno alla soglia dei 4.400 dollari per oncia troy. La correzione del metallo giallo è avvenuta in un contesto di rafforzamento del dollaro statunitense, sostenuto dalle costanti speculazioni su ulteriori aumenti dei tassi da parte della Fed.
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